L’AI CONSIGLIA. CHI DECIDE?
La California ha introdotto un principio destinato a far discutere: un’azienda potrà utilizzare l’AI per supportare una decisione disciplinare o di licenziamento, ma non potrà affidare quella decisione soltanto a un sistema automatizzato.
Sembra una soluzione semplice: mantenere l’essere umano nel processo.
Ma basta davvero?
Se l’AI analizza i dati, assegna un punteggio e suggerisce una decisione, mentre il manager si limita a premere “Approva”, chi ha deciso davvero?
È una questione che nel Project Management conosciamo bene.
Inserire un approval gate in un processo non significa automaticamente creare governance.
Chi approva deve poter comprendere le evidenze, contestare la raccomandazione e assumersi la responsabilità della scelta.
Altrimenti rischiamo di trasformare lo human oversight in una semplice formalità.
HUMAN IN THE LOOP ≠ HUMAN IN CONTROL.
Con l’AI sempre più presente nei processi decisionali, forse dovremmo misurare meno la presenza dell’essere umano e molto di più la sua reale capacità di dire no.
Perché l’AI può suggerire una decisione.
La responsabilità, invece, deve avere un nome.
Nelle nostre organizzazioni stiamo davvero mantenendo l’essere umano “in control” o rischiamo di lasciarlo semplicemente “in the loop”?
Pubblicato originariamente su LinkedIn il 01/10/2026. Visualizza il post originale.
