𝗛𝗔𝗖𝗞𝗘𝗥 𝗡𝗘𝗜 𝗦𝗨𝗥𝗚𝗘𝗟𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜. 𝗖𝗛𝗜 𝗣𝗥𝗢𝗧𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗟𝗔 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗦𝗣𝗘𝗦𝗔?

Sembra la trama di un film, eppure sta accadendo davvero.

Nelle ultime ore, numerosi supermercati europei sono stati colpiti da attacchi informatici ai sistemi di refrigerazione.

Gli hacker hanno alterato da remoto le temperature di frigoriferi e congelatori, in alcuni casi portandole fino a 50 °C.

Risultato? Alimenti deteriorati, prodotti da smaltire, perdite economiche e interventi urgenti per ripristinare gli impianti.

Gli incidenti hanno interessato diversi Paesi europei, Italia compresa. La nostra Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha già diramato un’allerta agli operatori della filiera alimentare.

𝗖’𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗼 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝗻𝘁𝗲.

Abbiamo connesso alla rete una quantità crescente di dispositivi, impianti e infrastrutture per renderli più efficienti.

Ma abbiamo investito altrettanto nella loro sicurezza?

La vicenda dimostra quanto sia ormai sottile il confine tra rischio informatico e sicurezza delle persone.

Dal punto di vista del Project Management, una trasformazione digitale dovrebbe prevedere sin dall’inizio responsabilità chiare, analisi dei rischi, verifiche sui fornitori e test di continuità operativa.

Se un sistema di controllo remoto viene compromesso, il personale deve poter continuare a gestire l’impianto in sicurezza.

E mentre l’intelligenza artificiale promette di accelerare tanto le capacità offensive quanto quelle difensive, la questione diventa ancora più urgente.

Non sappiamo se l’AI sia stata utilizzata in questi attacchi. Sappiamo però che le vulnerabilità dei sistemi connessi possono produrre conseguenze molto concrete.

𝗟𝗮 𝗰𝘆𝗯𝗲𝗿𝘀𝗲𝗰𝘂𝗿𝗶𝘁𝘆 𝗲̀ 𝗼𝗿𝗺𝗮𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲.

Secondo voi, le organizzazioni stanno davvero governando i rischi introdotti dalla crescente connessione delle infrastrutture fisiche?

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