AI: PRODUTTIVITÀ’ PER CHI?
Il Fondo Monetario Internazionale porta al tavolo dei ministri europei un dato che merita attenzione: circa il 60% dei lavoratori delle economie europee avanzate svolge professioni fortemente esposte all’AI. L’AI potrebbe contribuire alla crescita della produttività europea. Il punto è capire come questo valore verrà distribuito tra Paesi, territori, imprese e lavoratori.
Ed è qui che la questione diventa particolarmente interessante.
Per anni ci siamo chiesti quanti posti di lavoro potesse sostituire l’AI. Oggi emerge una domanda forse ancora più concreta: chi sarà davvero in grado di trasformare l’AI in valore?
Nel Project Management conosciamo bene la distanza che può esserci tra implementazione e risultato. Possiamo introdurre strumenti di AI in un’organizzazione. Il valore arriva quando le persone imparano a integrarli nei processi, sviluppano nuove competenze e utilizzano il tempo liberato per attività a maggiore valore aggiunto.
È per questo che la formazione sull’AI sta assumendo una dimensione molto più ampia dell’HR.
Diventa competitività economica, capacità organizzativa e inclusione sociale.
E forse proprio qui si sta formando il prossimo digital divide. Da una parte organizzazioni, territori e lavoratori capaci di incorporare l’AI nei propri processi e trasformarla in produttività.
Dall’altra chi avrà accesso agli stessi strumenti, senza riuscire a catturarne davvero il valore. Per un Project Manager significa anche ripensare il concetto di successo di un progetto AI: il go-live è una milestone. L’adozione e il valore generato sono il risultato.
E allora la domanda diventa molto concreta: nelle nostre organizzazioni stiamo investendo sulle persone con la stessa intensità con cui stiamo investendo nella tecnologia?
Pubblicato originariamente su LinkedIn il 20/09/2026. Visualizza il post originale.
